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Chiarimenti sull’applicazione della disciplina per il trattamento dei dati relativi alla salute in ambito sanitario – 7 marzo 2019 [9091942]

SI RIPORTA PER OPPORTUNA CONOSCENZA, il seguente testo, scaricabile in originale (formato PDF) nel link sottostante il testo, ripreso dal chiarimento in oggetto, fonte GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, dove risulta anche il seguente inciso di notevole importanza per i sanitari: “…Diversamente dal passato, quindi, il professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione sanitaria richiesta dall’interessato, indipendentemente dalla circostanza che operi in qualità di libero professionista (presso uno studio medico) ovvero all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata. …..”

Registro dei provvedimenti n. 55 del 7 marzo 2019

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

In data odierna, con la partecipazione del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta lannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTO il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle doc. web n. 9068972), sono state individuate le prescrizioni, contenute nelle autorizzazioni generali, compatibili con le disposizioni del Regolamento e del decreto n. 101/2018, deliberando contestualmente l’awio di una procedura di consultazione pubblica, al fine di acquisire osservazioni e proposte a cura di tutti i soggetti interessati.

Analogamente, con provvedimento del 19 dicembre 2018 (doc. web n.9069637), il Garante ha provveduto alla verifica della conformità delle disposizioni contenute nei Codici di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici, statistici, scientifici al Regolamento e alla loro conversione in regole deontologiche, il cui rispetto costituisce condizione essenziale per la liceità e correttezza del trattamento dei dati personali (art. 2-quater del Codice).

L’Autorità ha, altresì, avviato la redazione dei provvedimenti, previsti dall’art. 2-septies del Codice, che stabiliscono le misure di garanzia e si impegna ad adottarli in tempi brevi per arrivare, quanto prima, alla completa definizione del quadro regolatorio.

In questi primi mesi di applicazione del Regolamento e delle nuove disposizioni del Codice, il Garante ha ricevuto numerosi quesiti in ordine al nuovo assetto della disciplina relativa al trattamento dei dati relativi alla salute in ambito sanitario.

E’ stata sollevata, infatti, in più occasioni, l’esigenza, da parte degli operatori del settore, dei soggetti istituzionali competenti, dei responsabili della protezione dati e dei cittadini di avere dei chiarimenti in merito al mutato e articolato assetto della disciplina in tale ambito.

Sebbene il quadro regolatorio, come sopra evidenziato, non sia ancora definitivo, l’Autorità ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti sull’applicazione della disciplina di protezione dei dati in ambito sanitario.

1. Disciplina per il trattamento dei dati relativi alla salute in ambito sanitario

Le deroghe al divieto generale di trattare le cc.dd. “categorie particolari di dati”, tra cui rientrano quelli sulla salute, sulla base delle quali è ammesso il trattamento di tali dati, sono ora da individuarsi nell’art. 9 del Regolamento che elenca una serie di eccezioni che rendono lecito il trattamento e che, in ambito sanitario, sono riconducibili, in via generale, ai trattamenti necessari per:

  1. motivi di interesse pubblico rilevante sulla base del diritto dell’Unione o degli Stati membri (art. 9, par. 2, lett. g) del Regolamento), individuati dall’art. 2-sexies del Codice;
  2. motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, quali la protezione da gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero o la garanzia di parametri elevati di qualità e sicurezza dell’assistenza sanitaria e dei medicinali e dei dispositivi medici, sulla base del diritto dell’Unione o degli Stati membri che preveda misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti e le libertà dell’interessato, in particolare il segreto professionale (art. 9, par. 2, lett. i) del Regolamento e considerando n. 54) (es. emergenze sanitarie conseguenti a sismi e sicurezza alimentare);
  3. finalità di medicina preventiva, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale ovvero gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali (di seguito “finalità di cura”) sulla base del diritto dell’Unione/Stati membri o conformemente al contratto con un professionista della sanità, (art. 9, par. 2, lett. h) e par. 3 del Regolamento e considerando n. 53; art. 75 del Codice) effettuati da (o sotto la responsabilità di) un professionista sanitario soggetto al segreto professionale o da altra persona anch’essa soggetta all’obbligo di segretezza.

Ciò non esclude che a seconda dello specifico trattamento effettuato, non possa ritenersi applicabile al caso concreto una delle altre deroghe previste dall’art. 9 del Regolamento.

In proposito, si osserva che la fattispecie indicata alla c) del precedente elenco presenta alcune peculiarità che ne caratterizzano l’applicabilità. Al riguardo, si precisa, innanzitutto, che i trattamenti per “finalità di cura”, sulla base dell’art. 9, par. 2, lett. h) e par. 3 del Regolamento, sono propriamente quelli effettuati da (o sotto la responsabilità di) un professionista sanitario soggetto al segreto professionale o da altra persona anch’essa soggetta all’obbligo di segretezza. Diversamente dal passato, quindi, il professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione sanitaria richiesta dall’interessato, indipendentemente dalla circostanza che operi in qualità di libero professionista (presso uno studio medico) ovvero all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata.

Altro aspetto riguarda l’ambito oggettivo: i trattamenti di cui all’art. 9, par. 2, lett. h) sono infatti quelli “necessari” al perseguimento

persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati di seguito Regolamento);

VISTO il d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101 recante “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE”;

VISTO il Codice in materia di protezione dei dati personali, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101, di seguito “Codice”);

VISTI gli artt. 57, par. 1, lett. b) e d) del Regolamento e 154, comma 1, lett. g) del Codice in merito al compito attribuito al Garante di promuovere la consapevolezza e di favorire la comprensione del pubblico riguardo ai rischi, alle norme, alle garanzie e ai diritti in relazione ai trattamenti, nonché agli obblighi imposti ai titolari e i responsabili del trattamento;

VISTO il Considerando n. 132 del Regolamento che prevede attività di sensibilizzazione delle autorità di controllo nei confronti del pubblico;

VISTE le Faq sul Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito pubblico e privato pubblicate su www.gpdp.it (doc. web nn. 7322110  e 8036793);

VISTE le Faq sul Registro delle attività di trattamento pubblicate su www.gpdp.it (doc. web n. 9047529);

ESAMINATE le segnalazioni e i quesiti pervenuti in ordine al trattamento dei dati personali in ambito sanitario, relativi ai nuovi adempimenti per i titolari e i responsabili previsti dal Regolamento e dal Codice;

ESAMINATE, altresì, le segnalazioni e i quesiti che evidenziano dubbi interpretativi derivanti dal mutato e articolato assetto della disciplina relativa al trattamento dei dati relativi alla salute nel settore sanitario;

CONSIDERATO che le segnalazioni e i quesiti pongono problematiche comuni che vanno opportunamente esaminate congiuntamente;

RITENUTA l’opportunità di supportare tutti i soggetti operanti in ambito sanitario nel processo di attuazione della richiamata disciplina, nonché di favorire un’interpretazione uniforme del nuovo assetto normativo, fornendo orientamenti utili per i cittadini e gli operatori del settore, con particolare riferimento ai responsabili della protezione dei dati;

VISTE le osservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il dott. Antonello Soro;

PREMESSA

Il trattamento dei dati sulla salute è consentito in presenza di taluni requisiti specifici individuati all’art. 9 del Regolamento (cfr. considerando n. 51), il quale ha previsto, in questo ambito, la possibilità per gli Stati membri di mantenere o introdurre ulteriori condizioni, comprese limitazioni, con riferimento al predetto trattamento (cfr. art. 9, par. 4). Il decreto legislativo n. 101/2018, in vigore dal 19 settembre 2018, ha previsto, al riguardo, che il Garante completi l’individuazione dei presupposti di liceità dei suddetti trattamenti, adottando specifiche misure di garanzia e promuovendo l’adozione di regole deontologiche (artt. 2-septies e 2-quater del Codice).

Considerata la delicatezza e la complessità di tali trattamenti, il legislatore ha, inoltre, previsto un periodo transitorio, affidando al Garante il compito di individuare, ed eventualmente aggiornare, le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni generali sul trattamento dei dati sensibili che risultavano compatibili con le disposizioni del Regolamento e del decreto n. 101/2018, nonché di verificare la conformità dei codici deontologici al Regolamento (artt. 20 e 21 del citato decreto).

In attuazione della predetta disciplina transitoria, con il provvedimento del 13 dicembre 2018 (consultabile sul sito www.gpdp.it, delle specifiche “finalità di cura” previste dalla norma, cioè quelli essenziali per il raggiungimento di una o più finalità determinate ed esplicitamente connesse alla cura della salute (cfr. considerando 53 del Regolamento).

Gli eventuali trattamenti attinenti, solo in senso lato, alla cura, ma non strettamente necessari, richiedono, quindi, anche se effettuati da professionisti della sanità, una distinta base giuridica da individuarsi, eventualmente, nel consenso dell’interessato o in un altro presupposto di liceità (artt. 6 e 9, par. 2, del Regolamento).

Con riferimento ai trattamenti in ambito sanitario che non rientrano nelle ipotesi sopra descritte e, quindi, che richiedono il consenso esplicito dell’interessato (art. 9, par. 2, lett. a) del Regolamento), si individuano, a titolo esemplificativo, le seguenti categorie:

  1. trattamenti connessi all’utilizzo di App mediche, attraverso le quali autonomi titolari raccolgono dati, anche sanitari dell’interessato, per finalità diverse dalla telemedicina oppure quando, indipendentemente dalla finalità dell’applicazione, ai dati dell’interessato possano avere accesso soggetti diversi dai professionisti sanitari o altri soggetti tenuti al segreto professionale (cfr. Faq CNIL del 17 agosto 2018 sulle applicazioni mobili in sanità(1));
  2. trattamenti preordinati alla fidelizzazione della clientela, effettuati dalle farmacie attraverso programmi di accumulo punti, al fine di fruire di servizi o prestazioni accessorie, attinenti al settore farmaceutico-sanitario, aggiuntivi rispetto alle attività di assistenza farmaceutica tradizionalmente svolta dalle farmacie territoriali pubbliche e private nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (SSN);
  3. trattamenti effettuati in campo sanitario da persone giuridiche private per finalità promozionali o commerciali (es. promozioni su programmi di screening, contratto di fornitura di servizi amministrativi, come quelli alberghieri di degenza);
  4. trattamenti effettuati da professionisti sanitari per finalità commerciali o elettorali (cfr. provv. del 6 marzo 2014, doc. web n. 3013267);
  5. trattamenti effettuati attraverso il Fascicolo sanitario elettronico (d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 12, comma 5) In tali casi, l’acquisizione del consenso, quale condizione di liceità del trattamento, è richiesta dalle disposizioni di settore, precedenti all’applicazione del Regolamento, il cui rispetto è ora espressamente previsto dall’art. 75 del Codice. Al riguardo, un’eventuale opera di rimeditazione normativa in ordine all’eliminazione della necessità di acquisire il consenso dell’interessato all’alimentazione del Fascicolo, potrebbe essere ammissibile alla luce del nuovo quadro giuridico in materia di protezione dei dati.

Con riferimento ai trattamenti effettuati attraverso il Dossier sanitario, il consenso è attualmente richiesto dalle Linee guida emanate dall’Autorità prima dell’applicazione del Regolamento (Linee guida in materia di Dossier sanitario del 4 giugno 2015, doc web. n. 4084632). Alla luce del nuovo quadro giuridico, sarà il Garante ad individuare, nell’ambito delle misure di garanzia da adottarsi sulla base dell’art. 2-septies del Codice, i trattamenti che, ai sensi dell’art. 9, par. 2, lett. h), possono essere effettuati senza il consenso dell’interessato.

Diverso è il caso della refertazione on line per il quale il consenso dell’interessato è richiesto dalle disposizioni di settore in relazione alle modalità di consegna del referto (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 agosto 2013, art. 5).

In conclusione, occorre evidenziare che, così come richiamato dall’art. 22, comma 1, del d.lgs. n. 101/2018, le disposizioni del Codice si devono, in ogni caso, interpretare e applicare alla luce del Regolamento.

2. Informazioni da fornire all’interessato

Il principio di trasparenza previsto dall’art. 5, par. 1, lett. a) del Regolamento impone ai titolari di informare l’interessato sui principali elementi del trattamento, al fine di renderli consapevoli sulle principali caratteristiche dello stesso.

Al riguardo, si rappresenta che, pur nel rispetto dell’obbligo di comunicare gli elementi di cui agli artt. 13 e 14 del Regolamento, le informazioni da rendere all’interessato vanno rese in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con linguaggio semplice e chiaro (cfr. art. 12, par. 1, del Regolamento, e art. 78 del Codice). Riguardo alle modalità con cui fornire l’informativa, alla luce del principio di responsabilizzazione di cui all’art. 5 del Regolamento, spetta al titolare scegliere le modalità più appropriate al caso di specie, tenendo conto di tutte le circostanze del trattamento e del contesto in cui viene effettuato (ad esempio, il dispositivo utilizzato, la natura dell’interazione con il titolare e le eventuali limitazioni che implicano tali fattori; cfr. considerando nn. 58 e 60) (2).

Relativamente al contenuto, il Regolamento non stravolge l’impianto delle informazioni da rendere all’interessato, ma prevede solo alcuni nuovi elementi informativi rispetto a quanto era previsto nell’art. 13 del Codice. Pertanto, l’informativa, predisposta in passato dai titolari dovrebbe essere aggiornata e integrata solo con riferimento agli elementi di novità previsti dagli artt. 13 e 14 del Regolamento.

Con specifico riferimento all’attività posta in essere da titolari del trattamento operanti in ambito sanitario che effettuano una pluralità di operazioni connotate da particolare complessità (es. aziende sanitarie), si ritiene opportuno suggerire di fornire all’interessato le informazioni previste dal Regolamento in modo progressivo. Ciò significa che nei confronti della generalità dei pazienti afferenti a una struttura sanitaria potrebbero essere fornite solo le informazioni relative ai trattamenti che rientrano nell’ordinaria attività di erogazione delle prestazioni sanitarie (cfr. art. 79 del Codice). Gli elementi informativi relativi a particolari attività di trattamento (es. fornitura di presidi sanitari, modalità di consegna dei referti medici on-line, finalità di ricerca) potrebbero essere resi, infatti, in un secondo momento, solo ai pazienti effettivamente interessati da tali servizi e ulteriori trattamenti. Ciò andrebbe a beneficio di una maggiore attenzione alle informazioni veramente rilevanti, fornendo la piena consapevolezza circa gli aspetti più significativi del trattamento.

Tra gli elementi informativi di novità, merita evidenziare quello relativo al periodo di conservazione dei dati che, secondo il Regolamento, può essere fornito dal titolare anche attraverso l’indicazione dei criteri utilizzati per determinarlo (artt. 13 e 14, par. 2, lett. a), Regolamento).

Al riguardo, si ricorda che, con particolare riferimento alla documentazione sanitaria, l’ordinamento giuridico prevede numerosi e differenziati riferimenti ai tempi di conservazione della stessa, che non sono stati modificati dalla disciplina sulla protezione dei dati personali e che, quindi, rimangono pienamente in vigore. Si fa riferimento, ad esempio: alla documentazione inerente gli accertamenti effettuati nel corso delle visite per il rilascio del certificato di idoneità all’attività sportiva agonistica, che deve essere conservata, a cura del medico visitatore, per almeno cinque anni (art. 5, D.M. 18/02/1982); alla conservazione delle cartelle cliniche che, unitamente ai relativi referti, vanno conservate illimitatamente (Circolare del Ministero della Sanità del 19 dicembre 1986 n.900 2/AG454/260); alla documentazione iconografica radiologica, che deve essere conservata per un periodo non inferiore a dieci anni (art. 4, d.m. 14 febbraio 1997).

Nel caso in cui, invece, i tempi di conservazione di specifici documenti sanitari non siano stabiliti da una disposizione normativa, il titolare del trattamento, in virtù del principio di responsabilizzazione, dovrà individuare tale periodo in modo che i dati siano conservati, in una forma che consenta l’identificazione degli interessati, per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali i dati sono trattati (principio di limitazione della conservazione, art. 5, par. 1, lett. e) del Regolamento) e indicare tale periodo (o i criteri per determinarlo) tra le informazioni da rendere all’interessato.

3. Responsabile della protezione dei dati (RPD)

La designazione del RPD nella struttura del Regolamento costituisce una misura volta a facilitare l’osservanza della disciplina di protezione dei dati, che risulta obbligatoria per le autorità o organismi pubblici; per gli altri soggetti tale obbligo sussiste invece solo al ricorrere delle specifiche condizioni di cui all’art. 37.

In generale, si ritiene che i trattamenti dei dati personali relativi a pazienti effettuati da un’azienda sanitaria appartenente al SSN devono essere ricondotti a quelli per i quali è prevista la designazione obbligatoria del RPD, sia in relazione alla natura giuridica di “organismo pubblico” del titolare, sia in quanto rientrano nella condizione prevista dall’art. 37, par. 1, lett. c), considerato che le attività principali del titolare consistono nel trattamento, su larga scala, di dati sulla salute.

Si ritiene che anche il trattamento dei dati relativi a pazienti svolto da un ospedale privato, da una casa di cura o da una residenza sanitaria assistenziale (RSA) possa rientrare, in linea generale, nel concetto di larga scala. (Linee guida sui Responsabili della protezione dei dati, WP243, adottate il 13 dicembre 2016, versione emendata e adottata in data 5 aprile 2017, punto 2.1.3, doc. web n. 612048, fatte proprie dal Comitato europeo per la protezione dei dati il 25 maggio 2018, cfr. Endorsement n. 1/2018).

Anche per gli aspetti organizzativi dell’ufficio del RPD, la possibilità e la fattibilità (art. 39 del Regolamento) di nominare un unico RPD per più strutture sanitarie, è rimessa alla responsabilità del titolare del trattamento.

Quanto, poi, al singolo professionista sanitario che operi in regime di libera professione a titolo individuale, si fa presente che lo stesso non è tenuto alla designazione di tale figura con riferimento allo svolgimento della propria attività.

Secondo quanto indicato nel Considerando n. 91 del Regolamento, infatti, i trattamenti dallo stesso effettuati non rientrano tra quelli su larga scala. In tal senso, anche il Gruppo di lavoro Art. 29 per la protezione dei dati (ora Comitato europeo per la protezione dei dati-art. 68 del Regolamento) indica, tra gli esempi di trattamento da non considerare su larga scala, quelli svolti da un singolo professionista sanitario (Linee guida sui Responsabili della protezione dei dati, cit., punto 2.1.3.).

Analoghe considerazioni valgono anche per le farmacie, le parafarmacie, le aziende ortopediche e sanitarie. Pertanto, i citati soggetti, se non effettuano trattamenti di dati personali su larga scala, non sono obbligati a designare il RPD.

4. Registro delle attività di trattamento

I registri delle attività di trattamento rappresentano uno degli elementi per la definizione del quadro generale di accountability previsto dal Regolamento. Per dimostrare di conformarsi a tale disciplina, infatti, il titolare/il responsabile devono tenere un registro delle attività di trattamento effettuate sotto la loro responsabilità (cfr. Considerando n. 82). La tenuta del registro costituisce un elemento essenziale per il governo dei trattamenti e per l’efficace individuazione di quelli a maggior rischio.

Con riferimento a questo adempimento si rappresenta, in linea generale, la sussistenza di tale obbligo in ambito sanitario. Tale posizione tiene conto del fatto che, essendo le fattispecie di esenzione di cui all’art. 30, par. 5 del Regolamento tra loro alternative (cfr. Gruppo di lavoro Art. 29 per la protezione dei dati – Position paper related to article 30(5), fatte proprie dal Comitato europeo per la protezione dei dati-Endorsement n. 1/2018), la deroga alla tenuta del registro non opera in presenza anche di uno solo degli elementi indicati dal predetto par. 5 (trattamento che presenta un rischio per i diritti e le libertà per l’interessato, trattamento non occasionale, trattamento che includa categorie particolari di dati di cui all’art. 9 o dati relativi a condanne penali e a reati). Ciò, in coerenza con la circostanza che il registro delle attività del trattamento costituisce uno strumento di accountability e di gestione del rischio.

Per le suddette ragioni, si ritiene, quindi, che non ricadono nelle ipotesi di esenzione dall’obbligo di tenuta del registro i singoli professionisti sanitari che agiscano in libera professione, i medici di medicina generale/pediatri di libera scelta (MMG/PLS), gli ospedali privati, le case di cura, le RSA e le aziende sanitarie appartenenti al SSN, nonché le farmacie, le parafarmacie e le aziende ortopediche.

In merito alla tenuta del registro delle attività di trattamento, si precisa, infine, che lo stesso non deve essere trasmesso al Garante, ma messo a disposizione dell’Autorità in caso di controllo.

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

ai sensi degli artt. 57, par. 1, lett. b) e d) del Regolamento e 154, comma 1, lett. g) del Codice, adotta il presente provvedimento.

Roma, 7 marzo 2019

IL PRESIDENTE

Soro

IL RELATORE

Soro

IL SEGRETARIO GENERALE Busia

  • Faq della Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés del 17 luglio 2018, in https://www.cnil.fr/fr/applications-mobiles-en-sante-et-protection-des-donnees-personnelles-les-questions-se-poser
  • Cfr., altresì, le Linee guida sulla trasparenza ai sensi del Regolamento, WP260, adottate il 29 novembre 2017, versione emendata l’11 aprile 2018, fatte proprie dal Comitato europeo per la protezione dei dati il 25 maggio 2018 (Endorsement n. 1/2018).

Comunicazioni informative sanitarie (Legge 30 dicembre 2018 n. 145)

In data 1 gennaio 2018, è entrata in vigore la legge 30 dicembre 2018, n. 145, relativa al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019/2021.

Nell’ambito della legge di cui trattasi, sono entrati in vigore i commi 525 e 536 dell’articolo 1, del provvedimento stesso. Si allega, ad ogni buon fine, il testo integrale dei commi di cui trattasi (Allegato 1) e si propongono, in attesa di ulteriori approfondimenti, le seguenti considerazioni:

Il comma 525, prevede che le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli Albi degli Ordini delle Professioni Sanitarie, di cui alla legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica  svolgano le loro attività, comprese le società di cui all’articolo 1, comma 153, della legge 4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 4 agosto 2006 n. 248. Il dato fortemente innovativo riguarda l’esclusione nelle comunicazioni informative di qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente a tutela della salute pubblica, della dignità della persona e del suo diritto ad una corretta informazione sanitaria. Occorre, preliminarmente chiarire che le informazioni previste dalla legge 4 agosto 2006 n. 248, sono quelle relative alla possibilità di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall’Ordine. Tutto ciò premesso, occorre stabilire quali sono gli elementi di carattere promozionale o suggestivo che non possono essere oggetto di comunicazione informativa sanitaria. Ad avviso di questa Federazione, gli Ordini dovranno fare riferimento agli articoli 55 e 56 del vigente Codice di Deontologia Medica, integrati anche da quanto previsto dall’articolo 4, comma 2, del DPR 7 agosto 2012, n. 137 (la pubblicità informativa deve essere funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo del segreto professionale e non deve essere equivoca, ingannevole o denigratoria).

Il comma 536, dell’articolo 1 della legge 145/2018, prevede, invece, che gli Ordini Professionali, in caso di violazione delle disposizioni sulle comunicazioni informative sanitarie di cui al comma 525, procedano, anche su segnalazione della Federazione, in via disciplinare nei confronti dei professionisti o delle società iscritti segnalando tali violazioni all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai fini delle eventuale adozione dei provvedimenti sanzionatori di competenza. Si evidenzia, quindi, che gli Ordini sono tenuti a svolgere le procedure disciplinari e a segnalare, inoltre, le violazioni all’Autorità di cui trattasi. Gli Ordini possono intervenire ex-post e non ex-ante quando vengono segnalate violazioni di cui al comma 525, dell’articolo 1, della legge 145/2018. Si deve evidenziare, inoltre, che la legge ha individuato nell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e non nell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (ANTITRUST) l’Autority competente ad intervenire, oltre all’Ordine, per i provvedimenti sanzionatori. L’ultima innovazione di notevole spessore riguarda sempre il comma 536, che prevede che tutte le strutture sanitarie sono tenute a dotarsi di un Direttore Sanitario iscritto all’Albo dell’Ordine competente per il luogo nel quale hanno la propria sede operativa.

Si segnala che tale disposizione dovrà essere posta in essere dai Direttori Sanitari già in carica entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge. E’ di tutta evidenza che questa disposizione ha lo scopo di garantire il controllo dell’Ordine sul Direttore Sanitario della struttura sanitaria che insiste sul suo territorio evitando le criticità spesso riscontrate di Direttori Sanitari iscritti ad un Ordine diverso dal luogo dove la struttura sanitaria era operativa. La Federazione, fornirà ulteriori delucidazioni qualora fossero evidenziati ulteriori dubbi interpretativi e problematiche sulla materia di cui trattasi.


Allegato 1:

LEGGE 30 dicembre 2018, n. 145

Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021.

Entrata in vigore del provvedimento: 01/01/2019, ad eccezione delle disposizioni di cui ai commi 254, 801, 877, 878, 879, 881, 882, 883, 884, 885, 886, 989, 1006 e 1007 dell’art. 1 che entrano in vigore il 31/12/2018.

  1. 525. Le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie di cui al capo II della legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attivita’, comprese le societa’ di cui all’articolo 1, comma 153, della legge 4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo, nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignita’ della persona e del suo diritto a una corretta informazione sanitaria.

 

  1. 536. In caso di violazione delle disposizioni sulle comunicazioni informative sanitarie di cui al comma 525, gli ordini professionali sanitari territoriali, anche su segnalazione delle rispettive Federazioni, procedono in via disciplinare nei confronti dei professionisti o delle societa’ iscritti e segnalano tali violazioni all’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti sanzionatori di competenza. Tutte le strutture sanitarie private di cura sono tenute a dotarsi di un direttore sanitario iscritto all’albo dell’ordine territoriale competente per il luogo nel quale hanno la loro sede operativa entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

DDL 886 – Decreto-legge n. 119/2018 in materia fiscale — approvato emendamento recante “Disposizioni di semplificazione in tema di fatturazione elettronica per gli operatori sanitari”

Si ritiene opportuno segnalare che la Commissione Finanze e tesoro del Senato della Repubblica nella seduta del 26.11.18, durante l’esame in sede referente del disegno di legge n. 886 (Decreto-legge n. 119/2018 in materia fiscale), ha approvato un emendamento presentato dal relatore, Sen. Emiliano FENU, recante “Disposizioni di semplificazione in tema di fatturazione elettronica per gli operatori sanitari”, che prevede che “per il periodo d’imposta 2019 i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, ai sensi dell’articolo 3, commi 3 e 4, del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, e dei relativi decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sono esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria. I dati fiscali trasmessi al Sistema tessera sanitaria possono essere utilizzati dall’Agenzia delle entrate anche per finalità diverse dall’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata” (All. n. 1).

Si sottolinea che l’esonero non riguarderà in ogni caso la parte passiva, ovvero la ricezione dei documenti di fatturazione in formato elettronico da parte dei fornitori. Si rileva che il provvedimento, una volta approvato dall’Assemblea del Senato della Repubblica, deve passare all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

In conclusione si sottolinea che il decreto-legge n. 119, del 23 ottobre 2018, (G.U. n. 247 del 23 ottobre 2018), deve essere convertito in legge entro il 22 dicembre 2018.

Sarà cura della FNOMCeO seguire l’iter di approvazione definitiva del disegno di legge indicato in oggetto.

All. 1:

Proposta di modifica n. 10.0.100 al DDL n. 886

10.0.100

IL RELATORE

Dopo l’articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 10-bis.

(Disposizioni di semplificazione in tema di fatturazione elettronica
per gli operatori sanitari)

1. Per il periodo d’imposta 2019 i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, ai sensi dell’articolo 3, commi 3 e 4, del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, e dei relativi decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sono esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria. I dati fiscali trasmessi al Sistema tessera sanitaria possono essere utilizzati dall’Agenzia delle entrate anche per finalità diverse dall’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.».

Quota ordinistica anno 2019 – Nuovo sistema di pagamento

Necessità di aderire al sistema pagoPA

Carissimo Collega, ci premuriamo di avvisarti che dal prossimo anno cambia il sistema di pagamento della quota ordinistica che sarà esagita tramite pagoPA, un sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione.

Le Pubbliche Amministrazioni e le società a controllo pubblico aderiscono al sistema pagoPA perché previsto dalla legge. Il vantaggio è quello di poter fruire di un sistema di pagamento semplice, standardizzato, affidabile e non oneroso per la PA e più in linea con le esigenze dei cittadini. Tra i vantaggi di cui l’utente può godere attraverso questo innovativo sistema di pagamento va considerato che una volta concluse le operazioni di pagamento, il contribuente riceve una ricevuta che ha valore liberatorio, ovvero può essere utilizzata come attestazione dell’avvenuto versamento.

Si possono effettuare i pagamenti direttamente attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP), ovvero:

Presso le agenzie della tua banca

Utilizzando l’home banking

Utilizzando il sito del PARTNER TECNOLOGICO dal quale riceverai la lettera della quota

Presso gli sportelli ATM della tua banca (se abilitati)

Presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e Banca 5

Presso gli Uffici Postali.

Dunque, per il pagamento della tua quota Ordinistica dovrai attendere la ricezione di una missiva a tale scopo predisposta dal nostro Prestatore di Servizi di Pagamento (PSP) che conterrà il tuo lUV (Identificativo Unico di Versamento) che utilizzerai per il pagamento (per tal motivo è indispensabile comunicarci eventuali cambi di indirizzo postate, con la preghiera di recarti presso i nostri uffici se non riceverai la lettera entro il mese di gennaio 2019).

Per tutto il resto non cambia nulla, rimarrà la scadenza del 31 Gennaio 2019 come termine ultimo per il pagamento della quota annuale 2019 di iscrizione all’Ordine come obbligo previsto per legge (art. 4 e art. 11 lettera f del D.Igs. C.P.S. 13/09/1946 n. 233).

L’importo previsto è sempre (€180,00 per gli iscritti al solo Albo dei Medici o Odontoiatri e di C 340,00 per gli iscritti al doppio Albo).

ATTENZIONE: Resta altresì inalterata, la mora di € 20,00 (Euro Venti/00) a partire dall’I. MARZO 2019, necessaria per adempiere alle incombenze di bilancio di questo Consiglio Direttivo, anche perché, per quanto sopra non possiamo più soprassedere dall’attivare il previsto iter legale che porta inevitabilmente, in caso di morosità, alla cancellazione dall’Albo Professionale con conseguente impossibilità a svolgere l’attività lavorativa.

Confidando, come sempre, nella Tua sensibilità, è gradita l’occasione per salutarTi cordialmente.

Il Presidente

Dr. Antonino Maglia

Obbligo formativo

Si riporta, per opportuna conoscenza, quanto pubblicato sul sito dell’Age.na.s. riguardo allla formazione permanente dei Medici e degli Odontoiatri:

“13/03/2018 – Dossier Formativo

Si comunica che, per l’implementazione del Dossier Formativo valido per il triennio 2017-2019, la Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 14 dicembre 2017, ha approvato una delibera di modifica della precedente regolamentazione del 4 novembre 2016.
Si ricorda che la possibilità di programmare la formazione attraverso l’utilizzo del Dossier Formativo riguarda tuti i professionisti sanitari ed i loro rispettivi gruppi di appartenenza, quali le Aziende sanitarie pubbliche e private, gli Ordini e le rispettive Federazioni nazionali.
Di seguito potrete trovare i testi vigenti dell’ultima delibera di modifica e la versione aggiornata della precedente.

Download allegato 1: Delibera modificativa dossier formativo
Download allegato 2: Delibera dossier formativo 2018

fonte age.na.s


Si ribadisce e si richiama alla Vs attenzione la preminente e non eludibile necessità di adempiere agli obblighi formativi, secondo normativa vigente, anche per non incorrere in infrazioni deontologiche e professionali.

A tal fine, si ricorda che è possibile consultare la propria posizione formativa sul sito del Co.Ge.A.PS. cliccando sulla voce Sei un professionista della salute? Registrati dopo essere entrati sul suddetto sito tramite il seguente link:

application.cogeaps.it

Privacy, decreto attuativo slitta ad agosto ma obblighi e sanzioni restano. Ecco i chiarimenti (da DoctorNews33 del 26 maggio 2018)

«Una proroga che ci voleva, dà tempo alle imprese di adeguarsi». E’ il commento raccolto tra i data protection officer, i futuri “esperti di privacy” di ritorno in treno dall’incontro a Bologna con il Garante; è appena arrivata la notizia che il decreto attuativo per chiarire e adeguare al quotidiano italiano il regolamento europeo slitta al 21 agosto. Alla Camera e al Senato le due Commissioni speciali per gli atti urgenti del Governo hanno preferito rimandare la norma, troppo scivoloso agire a fronte di uno schema di testo “arrivato troppo tardi” dal Garante. A questo punto liberi tutti per tre mesi? In realtà, a parte il fatto che nelle parole del Garante Antonello Soro il decreto doveva e dovrebbe semplificare la vita a piccole imprese e professionisti, il regolamento 679/2016 una volta entrato in vigore -cioè da ieri – è legge e sono legge tutti gli obblighi che comporta: valutazione d’impatto dei trattamenti che include le misure di messa in sicurezza e per la prevenzione del “data breach”, revisione delle informative, registro dei trattamenti con revisione e completamento dei dati di titolare e incaricati, e naturalmente le sanzioni.

Chiunque subisca un danno materiale o immateriale causato da una violazione ha il diritto di ottenere il risarcimento ai sensi del regolamento Ue e non più del testo unico sulla privacy del 2003 che per le norme riviste a Bruxelles non vale più. Il garante può dunque infliggere sanzioni pecuniarie che vanno fino a un massimo di 20 milioni (e al 4% del fatturato per le multinazionali), tenendo conto della natura e gravità della violazione, del carattere doloso o colposo, delle misure adottate dal titolare del trattamento per evitarle, di eventuali recidive, del grado di cooperazione: in caso di violazione dei dati personali, ad esempio in studio, un medico titolare del trattamento deve notificare la violazione al Garante entro 72 ore dacché ne eÌ a conoscenza e se ci sono rischi di lesioni a diritti, deve comunicare tutto al paziente.

Ma allora in questi tre mesi il vuoto normativo può portare una situazione di sanzionabilità senza precedenti? Sembrano pensarla così i presidenti della Fnomceo Filippo Anelli e della Commissione Albo Odontoiatri Raffaele Iandolo che ieri hanno scritto al garante lamentandosi dell’incertezza. Lo slittamento,commenta Iandolo«non aiuta a creare un clima di chiarezza e a dare certezze ai cittadini e ai professionisti. Penso ovviamente in particolare agli odontoiatri, che, nel nostro paese, sono ancora in gran parte liberi professionisti che lavorano in uno studio monoprofessionale».

Vista dai DPO, in realtà, se si eccettuano le imprese che maneggiano dati su larga scala e annunciano di voler chiudere perché troppo piccole e povere per assumere un data officer (ce ne sono tra i micro-provider di servizi telefonici, giochi online etc) la situazione non pare foriera di danni. «O meglio bisogna distinguere, rientrano nell’ambto di immediata applicazione del regolamento gli adempimenti richiesti già dal testo unico del 2003 e cioè le informative, da adeguare se presentano lacune, e le misure di messa in sicurezza», spiega il data officer, proveniente dal settore dei responsabili dei servizi di protezione e prevenzione sul lavoro, che chiede l’anonimato «perché fino a che non esce il decreto troppo è il margine lasciato alle interpretazioni e al buon senso. Sul DPO si può aspettare. O meglio, deve nominarlo chi tratta dati su larga scala, mentre chi – come il medico singolo o in gruppo – si trova nel dubbio se farlo per legge o solo perché “raccomandato” dal Garante ha tre mesi di respiro in più. Ed è anche possibile che una volta uscito il decreto attuativo, lui sì, detti ulteriori tempi di adeguamento. Invece la compilazione del registro dei trattamenti con l’indicazione di chi tratta cosa e con quali accorgimenti e limiti, nello studio del medico e del dentista è obbligatoria, perché si maneggiano dati di salute, i “dati sensibili”».

Mauro Miserendino

FNOMCeO: RICHIESTA INCONTRO GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Si comunica che la Federazione ha inviato la nota, che si riporta di seguito per conoscenza, all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, al fine di richiedere un incontro chiarificatore sulle recenti innovazioni della normativa in materia di protezione dei dati personali:

Questa Federazione, che ai sensi dell’art. 15 del DLGSCPS 13/09/1946 n. 233, svolge funzioni di indirizzo e coordinamento nei confronti dell’attività dei 106 Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri italiani, richiede un incontro con i responsabili dì Godeste Autorità, per quanto concerne alcuni temi relativi alla prossima entrata in vigore del Regolamento U.E. 2016/679 sulla protezione dei dati personali,

In particolare sarebbe necessario, per poter svolgere il ruolo di indirizzo e coordinamento cui si è fatto riferimento, avere certezza giuridica sull’obbligo o meno per i singoli medici e odontoiatri e comunque per gli studi medici ed odontoiatrici mono professionali, anche qualora aggregati in strutture complesse, di procedere alla nomina del “Data Protection Officer (DPO), quale responsabile della protezione dei dati.

La questione, com’è noto, è tuttora dibattuta e sarebbe necessario da parte di questa Federazione dare elementi dì certezza, anche in considerazione del pesante apparato sanzionatorio previsto per le violazioni della nuova regolamentazione.

Per questo motivo, siamo a chiedere un incontro per rappresentare questa ed altre questioni di interesse dei medici e degli odontoiatri italiani in riferimento ad una normativa che presenta ancora elementi di incertezza.

Con l’auspicio dl poter ottenere quanto prima un riscontro positivo alla nostra richiesta si inviano Cordiali saluti

Privacy negli studi medici: cosa cambierà con l’avvento del Gdpr?

Si ritiene utile richiamare l’attenzione sul seguente articolo FONTE “responsabilecivile.it”

Privacy negli studi medici: cosa cambierà con l’avvento del Gdpr?

Manca ormai poco all’entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati e anche gli studi medici dovranno ben presto adeguarsi. Ecco come.

Con la prossima entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati Gdpr, la questione della privacy negli studi medici dovrà essere affrontata anche dai medici di famiglia.

Dal 25 maggio, infatti, non è escluso che ci si dovrà affidare alla figura di “esperto di privacy”.

Potrebbero infatti partire da subito le ispezioni sui professionisti, e dunque la questione della privacy negli studi medici è quanto mai urgente.

I controlli investiranno gli strumenti antifurto, i sistemi di chiusura di armadi e ambulatori, le password e molto altro.

Con rischi seri per chi “sgarra”. Perché per chi viene meno alla privacy negli studi medici, le sanzioni saranno salatissime: fino a 20 milioni di euro.

Come noto, il regolamento Ue prevede anche il DPO, Responsabile della protezione dei dati personali, che aiuterà gli studi a gestire correttamente i dati.

Sembra però che la UR voglia esentare i medici single dall’ingaggiarlo, ma i provider che offrono i gestionali stanno offrendo ai Mmg soluzioni di adeguamento che per essere comprese appieno necessitano di un DPO.

“Il Gruppo ex articolo 29, organo consultivo di Bruxelles per la privacy – afferma Paolo Misericordia, esperto informatico del sindacato Fimmg – è orientato a dispensare i medici singoli dal DPO. I dati di un solo medico non rappresentano il concetto di larga scala che farebbe scattare la necessità di questa figura”

Il discorso cambia però quando i medici sono più d’uno e gestiscono i dati dei pazienti afferenti alla stessa medicina di rete.

Ma non è il solo problema. Perché le soluzioni offerte sinora dalle software house sono complicate per essere comprese e non tutti i medici riescono a compilare la propria posizione. Sempre secondo Misericordia, Fimmg “sta per promuovere un suo prodotto “sartorializzato”. Se le Asl ci metteranno a disposizione un DPO per aggregazione? Il DPO va contrattualizzato dal titolare del trattamento che è il medico, ma nulla esclude che le regioni o le Asl possano indicarci i migliori professionisti”.

Quel che è sicuro, per ora, è che nei prossimi 20 giorni il medico dovrà controllare di aver messo in atto le nomine dei responsabili del trattamento in studio e le titolarità.

Sicuramente, però, il problema della privacy negli studi medici è molto attuale e complesso.

Lo stesso Misericordia ammette: “Quando inviamo online i dati dei nostri pazienti nelle ricette non sappiamo con certezza l’uso che ne sarà fatto, né se possano prendere strade diverse da quelle a noi note”.

E non è tutto.

“Il Garante pare propenso a esonerarci dall’obbligo di chiedere il consenso scritto al trattamento dei dati, ma – prosegue Misericordia – ritenere tacito l’ok dei pazienti su tutte le nostre operazioni online, anche ove non finalizzate alla tutela della salute, potrebbe essere un azzardo visto che quei dati possono essere ‘dirottabili’ all’insaputa di tutti”.

Un rischio che, viste le sanzioni salatissime, non conviene correre.

Pertanto, Fimmg chiederà più garanzie ai proprietari dei sistemi.

“Ma intanto – conclude Misericordia – per il medico potrebbe essere tutelante acquisire il consenso scritto dagli assistiti. L’operazione è complicata, a maggior ragione il problema va sollevato con la parte pubblica”.

Obbligo legge di Bilancio 2018

Obbligo pagamento stipendio con bonifico dal 1° luglio 2018: ecco le regole

Riteniamo utile richiamare l’attenzione, per tutti gli iscritti all’Albo che hanno dipendenti, sulle seguenti nuove disposizioni incluse nella legge di Bilancio 2018 che stabilisce esplicitamente che i datori di lavoro o committenti non potranno corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato:

Queste nuove regole sul pagamento degli stipendi sono contenute nei commi 910, 911, 912, 913 e 914 (sotto riportati), art. 1, della Legge di Bilancio 2018.

Il comma 910 stabilisce che, a partire dal 1° luglio 2018, i datori di lavoro o committenti sono obbligati a corrispondere ai lavoratori la retribuzione e ogni anticipo di essa tramite banche o uffici postali con i seguenti mezzi di pagamento:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Importante è inoltre quanto previsto al comma 912, in cui viene disposto che la firma della busta paga non costituirà più prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

Commi 910, 911, 912, 913 e 914 , art. 1, della Legge di Bilancio 2018

910. A far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonche’ ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

b) strumenti di pagamento elettronico;

c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento e’ il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purche’ di eta’ non inferiore a sedici anni.

911. I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

912. Per rapporto di lavoro, ai fini del comma 910, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalita’ di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonche’ ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142. La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

913. Le disposizioni di cui ai commi 910 e 911 non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a quelli di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339, ne’ a quelli comunque rientranti nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale. Al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

914. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo stipula con le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, con l’Associazione bancaria italiana e con la societa’ Poste italiane Spa una convenzione con la quale sono individuati gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e la corretta attuazione delle disposizioni di cui ai commi 910, 911 e 912. Gli obblighi di cui ai commi 910, 911 e 912 e le relative sanzioni si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge. La Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze, predispone campagne informative, avvalendosi dei principali mezzi di comunicazione, nonche’ degli organi di comunicazione e di stampa e di soggetti privati. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma, e’ autorizzata la spesa di 100.000 euro per l’anno 2018.

Sintesi sulle “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci”

Facendo seguito alla precedente comunicazione su questo sito si riporta un’utile sintesi della Circolare 16 agosto 2017: sulle “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci”

Ministero della Salute

Circolare 16 agosto 2017: prime indicazioni operative per l’attuazione del decreto-legge n. 73 del 7 giugno 2017, convertito con modificazioni dalla Legge 31 luglio 2017 n.119, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci”

-Vaccini obbligatori:

  • nati 2001-20169 vaccini obbligatori:

anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite; anti-pertosse; anti-Haemophilus influenzae tipo b e l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia

  • nati 2017 10 vaccini obbligatori:

anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite; anti-pertosse; anti-Haemophilus influenzae tipo b e l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia e l’anti-varicella

Adempimenti previsti per l’iscrizione a scuola per l’anno scolastico 2017/2018

Articolo 6 .1 Presentazione della documentazione

  1. la presentazione di idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste dal decreto-legge in base all’età : copia del libretto delle vaccinazioni vidimato dal competente servizio della ASL ovvero il certificato vaccinale, oppure l’attestazione datata rilasciata dal competente servizio della ASL, che indichi se il soggetto sia in regola con le vaccinazioni obbligatorie previste per l’età

Per l’omissione, il differimento e l’immunizzazione da malattia: deve essere presentata la relativa documentazione(del Pediatra o Medico di Famiglia)

Coloro che sono in attesa di effettuare la vaccinazione: devono presentare copia della prenotazione dell’appuntamento presso l’ASL.

Tempi presentazione documentazione entro il 31 ottobre 2017

per la scuola dell’obbligo

Tempi presentazione documentazione entro il 10 settembre 2017 per i nidi e la scuola dell’infanzia

Tempi presentazione documentazione entro il 10 marzo 2018 nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l’autocertificazione, deve essere presentata la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione